La sostenibilità nel Fashion & Luxury italiano

L’Italia si fa capofila per la sostenibilità nel Fashion & Luxury, la cui filiera è ormai decisa a ridimensionare il proprio impatto ambientale

Esattamente un anno fa raccontavamo dell’apertura di un innovativo hub dedicato al riciclo in Finlandia. Ora è l’Italia a realizzare una struttura simile, ritagliandosi un ruolo di primo piano nel sostenere la moda circolare all’interno dell’Unione Europea.

La normativa UE in tema di riciclo dei rifiuti tessili

Il “Pacchetto di direttive sull’economia circolare” adottato dalla UE nel 2018 stabilisce obiettivi vincolanti per il riciclo dei rifiuti e la riduzione del numero delle discariche entro il 2025. L’Italia ha tagliato per prima il traguardo nell’applicazione della norma, anticipandone l’attuazione di ben tre anni. Il 1° gennaio 2022 è infatti entrato in vigore l’obbligo di raccogliere in modo differenziato i rifiuti tessili.

Secondo il “Rapporto sui rifiuti urbani” pubblicato a dicembre 2021 dall’Istituto Superiore per la Protezione Ambientale (Ispra), nel 2020 sono state differenziate 143.300 tonnellate di rifiuti tessili urbani, pari al solo 0,8% del totale della raccolta. La filiera della moda si è allora mostrata ricettiva, promuovendo un cambio di rotta che rappresenta un segnale importante.

I nuovi progetti in ottica green si sono a questo punto moltiplicati: di seguito ne citiamo due tra i più significativi.

Il primo “textile hub” di Prato

Con le sue oltre 7.000 aziende del settore e una lunga tradizione in materia, non stupisce che sia Prato a inaugurare il primo “textile hub” italiano. L’investimento stimato corrisponde a 18 milioni di euro, di cui 2,1 attesi dal PNRR: il progetto prevede un impianto per la selezione e il trattamento dei rifiuti tessili, con una capacità di circa 34.000 tonnellate all’anno.

Nello stabilimento verrà implementata una tecnologia a infrarossi che, grazie a sensori ottici che riconoscono fibre e colori, separa automaticamente i rifiuti in entrata per avviarli al processo di riciclo. La percentuale stimata di riciclaggio è pari addirittura al 94%.

“Quella del riciclo è un’economia nuova, un modo innovativo di concepire la produzione, ma per il nostro distretto significa anche tradizione e competenze consolidate: un presupposto importante per inserirci con pienezza ed efficacia in questo filone” commenta a proposito Francesco Marini di Confindustria Toscana Nord.

Holding Moda e la subfornitura sostenibile

Il progetto “The Ghost Makers” opera su un altro versante rispetto all’hub di Prato, ma concorre sempre al medesimo obiettivo generale. Lanciata da Holding Moda, coalizione di aziende che rappresentano l’eccellenza manifatturiera italiana, l’iniziativa intende certificare la sostenibilità dei subfornitori che collaborano con le partecipate del gruppo.

Si tratta di circa 100 laboratori che danno lavoro a 1.500 maestranze, i “ghost makers” appunto. Questi ultimi potranno ottenere una certificazione proprietaria di Holding Moda se rispecchieranno le migliori pratiche nella governance, in ambito sociale e ambientale e a livello di salute e sicurezza. Il superamento di un test, gestito in collaborazione con un partner specializzato in Total Quality Assurance, sarà il requisito per entrare a far parte dei collaboratori certificati.

Come in Bizeta documentiamo da un paio d’anni, la sostenibilità ha realmente inaugurato una nuova era per il lusso, lanciando sfide da affrontare con soluzioni sempre più innovative.

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