Metaverso e NFT fra clamore mediatico e sfilate virtuali

La rilevanza della piattaforma di Meta e dei Non-Fungible Token pare più di natura socio-culturale che economica

Non è passato molto tempo da quando ci siamo interrogati sull’effettiva portata di Metaverso e NFT su queste stesse pagine. Nuove importanti evidenze ci permettono ora di inquadrare ancora meglio i fenomeni degli ultimi mesi.

Premesse e risultati della prima Metaverse Fashion Week

La prima rassegna di moda del Metaverso ha senza dubbio rappresentato un evento degno di nota. Svoltasi a fine marzo su Decentraland, piattaforma decentralizzata basata su blockchain, la manifestazione ha rappresentato una full immersion virtuale della durata di quattro giorni. Il suo fitto calendario ricalcava da vicino quello di una kermesse “reale”, con tanto di show, concerti e after party ad animare un programma molto vasto.

Più di 70 i brand, gli artisti e i designer coinvolti: per i partecipanti è stato possibile non solo mostrare le nuove collezioni, ma anche dar vita a talk, party e installazioni cinematografiche, tutti rigorosamente digitali. Questo nonostante altri marchi considerino tuttora questa dimensione virtuale come un azzardo, tanto avveniristico quanto fantascientifico.

Al di là di alcuni problemi tecnici e organizzativi, la Metaverse Fashion Week ha funzionato. Avatar che indossavano abiti virtuali di importanti maison del Fashion & Luxury si sono susseguiti su fantasiose passarelle, costituendo un evento colorato e creativo. Alle aziende resta ora da valutare la reale dimensione di questo mercato, nonché quali investimenti può giustificare all’interno delle loro attività.

Un calo d’interesse su Google e nei sondaggi

E a proposito di investimenti concreti, le opinioni che arrivano da alcune recenti analisi su Metaverso e NFT non sono certo incoraggianti. Dopo mesi di boom, le ricerche di Google Trends mostrano infatti un drastico calo d’interesse nei confronti degli universi virtuali. L’abbandono da parte degli utenti è forse spiegabile col battage mediatico in corso da diverso tempo, che ha finito per saturare e sovraesporre il pubblico a queste tematiche.

Ancora più emblematico è un sondaggio diffuso dalla piattaforma di marketing Klaviyo. In base a quanto riportato, il 40% degli intervistati di età compresa fra i 18 ei 24 anni ha dichiarato di non comprendere il concetto di NFT, mentre un altro 32% ha affermato che non prenderebbe mai in considerazione un investimento in essi. Venendo al Metaverso, un sorprendente 78% del campione ritiene che si tratti solo di “clamore da marketing”, mentre il 14% lo considera semplicemente un sito di shopping virtuale.

Rincara la dose un ulteriore report svolto da Cardify, società di analisi dei dati dei consumatori. L’istituto ha rilevato che il 56,7% della popolazione generale e il 41,5% dei proprietari di criptovalute sa “molto poco o niente” degli NFT. Il 40,2% della popolazione generale ha poi affermato che 25 dollari (22,5 euro) è il prezzo massimo che sarebbe disposta a pagare per un token.
I nuovi universi digitali devono insomma fare ancora molta strada prima di affermarsi. Strada che le soluzioni di Bizeta percorrono ormai da 40 anni, e continueranno a lungo, in vista di un’integrazione sempre maggiore tra fisico e virtuale.

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